domenica, novembre 06, 2011

Similitudini comparate dei grandi uomini politici



Il percorso del premier italiano assomiglia a quello di altri grandi personaggi della storia, con i quali sono ravvisabili alcuni tratti in comune.

Napoleone, Hitler, Mussolini, tutti i condottieri e dittatori (fatte ovviamente le debite proporzioni e le forze in campo) hanno avuto una fine ingloriosa, mesta, quasi squallida rispetto alle glorie: uno in esilio prima osannato dalla folla e poi messo da parte,  l'altro suicidato in un bunker con l'Armata rossa alle porte, e poi esecuzioni sommarie, tradimenti, ecc.

C'è un filo rosso che accomuna la vita di uomini che hanno cambiato la storia del loro paese in modo perentorio ed autoritario. Un tratto comune che individua un preciso percorso personale e sociale: ascesa, successo, e caduta, in un crescendo drammatico e accompagnato da conquiste, disastri e cortei di fedelissimi e disertori.

Se si guarda con uno sguardo più distaccato e storicamente consapevole la drammatica realtà che sta vivendo l'Italia, aspettarsi le dimissioni da Berlusconi denota scarse capacità di osservatori della realtà (pratica nella quale i nostri politici sono maestri), della psicologia dei grandi uomini e della loro storia. Credere che le personalità come queste possano dire "Si, mi metto da parte per il bene del Paese" è una considerazione antistorica, prima che ingenua. Per loro la storia personale e quella del Paese coincidono, sono indissolubili.

Quando un Bersani dice "Ci vuole un governo di larghe intese" e poi aggiunge "Noi siamo pronti a fare la nostra parte", mette la firma sotto alla garanzia, che lui, in quel governo non entrerà mai. Se avesse l'accortezza politica di dire "Noi non entreremo mai in un tale governo!", forse, e dico forse, avrebbe la minima possibilità di far parte di una coalizione allargata. Ma queste raffinatezze non sono alla sua portata.

Quando un Fini arringa la folla dicendo che "Berlusconi è avulso dalla realtà e deve capire che si deve fare da parte", individua chiaramente le cause del proprio fallimento politico e definisce la sua incapacità di capire l'uomo, prima che il politico.

Alfano, che è uomo intelligente e spregiudicato, che fa invece? Fa la a cosa apparentemente più folle di questo momento: difende Berlusconi a spada tratta. Certamente uno così farà molta carriera. Tanto per cominciare, nessuno potrà mai accusarlo di tradimento, e poi ha capito che il suo leader sta finendo, si sta consumando da solo... basta saper aspettare.

E' sufficiente, per rimanere negli esempi sopra riportati, guardare alla fine di Napoleone (fatte sempre le debite proporzioni): per nessun motivo al mondo, il condottiero di sarebbe fatto da parte. Esiliato, cercò di fuggire, riuscendoci. Isolato, cercò di reagire, sempre e comunque circondandosi di "fedelissimi", parlando al "suo" esercito, pensando e rimanendo sicurissimo che il popolo sarebbe stato dalla sua parte, fino a negare la realtà che i suoi generali gli facevano notare.

A questo punto, individuata la dinamica (del tipo "muoia Sansone con tutti i Filistei"), sappiamo anche a quali conseguenze il popolo italiano è esposto e quali sono le procedure da evitare, e magari si potrebbe smettere di dire che "Berlusconi dovrebbe dimettersi", e capire come stanno le cose veramente. A quel punto si intuirebbe che soltanto una decisione presa da altri può davvero cambiare le cose, eventualmente.

martedì, novembre 01, 2011

La Civiltà Cattolica e la politica (che non c'è)




Circola una battuta nell'ambiente religioso a proposito della nomina di Antonio Spadaro SJ a neo direttore di "Civiltà Cattolica", la prestigiosa rivista dei Gesuiti fondata nel 1850. Il Papa chiama il capo della Compagnia (il Preposito generale) ed alcuni alti prelati e chiede "Qual è la persona nel collegio degli scrittori che ci capisce meno di tutti di politica??". La risposta è corale.

In effetti, padre Spadaro è stato chiamato a succedere al dimissionario Padre Salvini con un'inattesa nomina, in un momento molto delicato per i rapporti tra governo e Santa Sede. All'acme della crisi del berlusconismo e del succedere degli scandali portati a suo carico, le simpatie di quella società civile cattolica che pure lo aveva votato si stanno ormai riducendo al minimo, e complice la drammatica crisi economica che il Paese sta vivendo, l'ambiente clericale fa fatica a difendere le posizioni del partito di centro-destra. E' quindi altamente probabile che Bertone & Co., che sono stati i protagonisti principali di questo trend pro-Berlusconi, nel momento di scegliere il direttore della più famosa rivista cattolica italiana, abbiano fatto preferenza non per gli scrittori più politici ed esperti, orientati verso il centro-sinistra, e dunque lontani dalla attuale leadership della Segreteria di Stato (che deve correggere tutte le bozze della rivista prima della pubblicazione), ma su una persona "estranea", propensa a scrivere di letteratura, nuovi media, attiva sui social network e autore di blog su temi inoffensivi, perfetto rispetto a qualcuno che potesse dare le necessarie e dure stoccate sui temi di morale e di economia.

E' interessante notare che in questi giorni, le illazioni da palazzo sembrano trovare conferma sul profilo Facebook del buon neo-direttore, che nei momenti più drammatici della crisi economica che l'Europa sta vivendo, continua serenamente a pubblicare sulla sua bacheca, ovviamente pubblica, gli indirizzi dei suoi blog, del suo Twitter, delle sue pagine. Nessun accenno alla situazione politica, nessuna riflessione sui movimenti finanziari che stanno mettendo in ginocchio le famiglie di mezzo mondo occidentale, non un moto di indignazione, neanche un'alzata di sopracciglio. Solo grandi faccine di sorrisi, tanta "cyberteologia", molte cose in inglese: tutto very politically correct.


Note allegate

Dal sito di Senato.it: Civiltà Cattolica.

mercoledì, dicembre 01, 2010

Newsletter di Olimpia Tarzia - novembre 2010





Carissima/o,

 

Papa Benedetto XVI, alla Veglia per la vita nascente celebrata a San Pietro sabato 27 novembre u.s. ha detto: "Esorto i protagonisti della politica(..)a promuovere una cultura sempre rispettosa della vita umana(..)L'embrione non è un cumulo di materiale biologico, ma un nuovo individuo della specie umana(..)Nonostante ci sono tendenze culturali che cercano di anestetizzare le coscienze con motivazioni pretestuose, non c'è alcuna ragione per non considerarlo persona fin dal concepimento”.

Come sempre le Sue parole ci danno forza e illuminano il nostro cammino!

 

Come saprai, presso la Commissione Politiche Sociali del  Consiglio Regionale del Lazio è iniziato l’esame della mia proposta di legge “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari”, presentata il 26 maggio u.s. e sottoscritta da 40 consiglieri regionali.

 

La legge istitutiva nazionale 405 dei  consultori familiari risale al ’75 e quella regionale al ‘76: in 35 anni vi sono stati notevoli cambiamenti a livello sociale, sanitario e culturale che impongono oggi una riqualificazione di tali strutture, innanzitutto prendendo coscienza della progressiva perdita della loro istitutiva funzione sociale di sostegno alla famiglia e alla maternità e paternità responsabili.

 

Il vero sviluppo ha un centro vitale e propulsore, e questo è “l’apertura alla vita”: infatti,  “quando una società s’avvia verso la negazione e la soppressione della vita, finisce per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell’uomo. Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono” (Caritas in veritate n.28): questa è la convinzione che sta alla base del mio progetto di legge, che considero parte di un progetto culturale e politico più ampio, che guarda lontano, che ha accettato la sfida di testimoniare che è possibile difendere i principi non negoziabili e i fondamenti etici nell’azione politica.  

In questo ritengo di fare mia la considerazione espressa dal Card. Bagnasco nella Prolusione alla 46° Settimana Sociale dei cattolici italiani:”aspettarsi che i cattolici si limitino al servizio della carità perché questa è un fronte  che raccoglie  consensi e facili intese, chiedendo invece l’afasia convinta o tattica su altri versanti ritenuti  divisivi e quindi inopportuni, significherebbe  tradire il Vangelo e quindi Dio e l’uomo.(…)”

 

 

TI RIASSUMO LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLA PROPOSTA DI LEGGE

 

  1. La “sanitarizzazione” dei consultori è divenuta prassi consolidata e l’unica via per uscirne è una riforma che restituisca loro il ruolo sociale di servizio alla famiglia, alla persona, alla coppia e al minore, facendoli rientrare nei livelli essenziali dell’assistenza sociale, oltre che sanitaria.
  2.  La riforma prevede una rafforzata équipe multidisciplinare, necessaria oggi per affrontare e risolvere la complessità delle problematiche presenti.

3.   Poiché la maternità rappresenta un valore sociale che le Istituzioni sono chiamate a tutelare, è previsto che in ogni consultorio debbano essere garantite le informazioni sui servizi, sugli strumenti di sostegno pubblici e privati e sui luoghi di accoglienza destinate alle gestanti e alle ragazze madri in difficoltà, al fine di sostenere le donne lasciate sole di fronte a una maternità difficile o inattesa e per offrire loro quella tutela che consenta la libertà di non abortire.

 

4.   Ai consultori è affidato il compito obbligatorio, in occasione del colloquio con la donna, di contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'aborto, anche attraverso un sostegno economico; ai consultori spetta inoltre il compito di esaminare le possibili soluzioni dei problemi e di offrire alternative  all’aborto.

5.    In questa fase -di esclusiva azione preventiva- deve essere prevista la presenza delle associazioni di volontariato impegnate sul territorio nella difesa della vita nascente e della maternità.

6.   Vengono riconosciuti, nell’ottica della sussidiarietà, i consultori promossi da associazioni familiari, di volontariato, diocesani, ecc., nel rispetto delle proprie finalità statutarie e attribuendo loro pari dignità di quelli pubblici, anche tramite forme di accreditamento.

Purtroppo, come sempre accade, ormai, nel nostro Paese quando si affrontano temi quali il diritto alla vita e il valore della famiglia, contro la proposta  si sono scatenati violentissimi attacchi da una certa area culturale ideologica ed arrogante, rappresentata da un veterofemminismo che ben conosciamo, che, diffondendo bugie e sciorinando critiche irrazionali e infondate,  sta lanciando petizioni di raccolta firme contro la legge e  moltiplicando iniziative sul territorio nazionale e sul web, te ne segnalo una fra tante (clicca per visualizzare gli spot contro la legge), convegni, eventi, volantini, manifesti (allegato), mozioni nei vari comuni e municipi. Emblematiche le dichiarazioni di Emma Bonino (clicca per visualizzare)  che esorta una mobilitazione a livello nazionale “contro la legge Tarzia”.

 

Ma le parole del Santo Padre ci sono ancora di conforto: «Sarebbe totalmente falsa e illusoria qualsiasi difesa dei diritti umani politici, economici e sociali che non comprendesse un’energica difesa del diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale(…).Nella difesa della vita, non dobbiamo temere l'ostilità e l'impopolarità, rifiutando ogni compromesso ed ambiguità, che ci conformerebbero alla mentalità di questo mondo”. (Papa Benedetto XVI, ai Vescovi Brasiliani, 28.10.2010).

 

Già diverse significative realtà del nostro mondo associativo hanno accolto il mio invito a farsi sentire con una dichiarazione di appoggio, tra queste: il Forum della Associazioni Familiari del Lazio, la Compagnia delle Opere, la Consulta Regionale per la Pastorale Sanitaria, il Movimento Cristiano Lavoratori, l’Associazione Medici Cattolici,  l’Unione Cattolica Farmacisti Italiani, l’Unione Giuristi Cattolici Italiani, l’Istituto di Bioetica dell’UCSC di Roma, il Rinnovamento nello Spirito, Il Movimento dei Focolari-Famiglie Nuove, l’Università Campus Bio-medico, il MOICA, la Società Italiana di Psicologia, il MOIGE, la Confederazione Italiana dei Centri di Regolazione Naturale della Fertilità e stanno pervenendo molte altre importanti adesioni (Puoi trovare le prime dichiarazioni di appoggio nel mio sito: www.olimpiatarzia.it , in home troverai anche il testo della mia proposta di legge ).

 

Giovedì 25 u.s.,  pur tra urla e aggressività, ha fatto sentire la sua voce il presidio pro life  “Sì alla Legge Tarzia” (vedi articolo di Avvenire allegato). Il presidio (organizzato in poche ore), che rappresentava molte realtà regionali e nazionali che sostengono la  proposta di legge  si è posizionato in modo pacifico e sereno nella zona autorizzata dalla Questura, lontano dall’altra manifestazione “contro la legge Tarzia” che si svolgeva davanti alla Regione in via Raimondi Garibaldi. Ad un certo punto della mattinata i partecipanti al corteo di Cobas, centri sociali e gruppi di veterofemministe, evidentemente infastiditi dalla nostra presenza e non avvezzi al confronto con chi ha idee diverse dalle loro, hanno deciso di cambiare il percorso del corteo per passare proprio di fronte alla Chiesa di San Filippo Neri dove si trovava il nostro presidio.

Abbiamo assistito al solito siparietto di gruppi di veterofemministe che in modo arrogante e anche violento (in una manifestazione da loro indetta contro la violenza-sic!) si sono rivolti con modalità e slogans oramai vecchi contro di noi strappando alcuni dei nostri manifesti e lanciando insulti nei confronti di cittadine e cittadini scesi in piazza con il solo intento di manifestare liberamente e democraticamente la propria opinione. (clicca per visualizzare il video della manifestazione delle femministe e il video della manifestazione pro-life).

Siamo di fronte come sempre al modo arrogante, tendenzioso, mistificatorio e autoreferenziale, di far circolare messaggi che sono assolutamente fuorvianti e nulla hanno a che fare con il cuore della mia proposta che come unico scopo ha quello di tutelare la famiglia, le donne e soprattutto la possibilità di essere madri. Quale maggiore violenza  del lasciare sola la donna, di fronte al dramma dell’aborto, non mettendola in condizione di accogliere liberamente la vita?

 

COSA SI PUO’ FARE:

Sono convinta che la proposta di legge ha già in sé un grande valore, perché una volta approvata potrà salvare tante vite umane, ma penso anche che possa rappresentare uno strumento culturale importante, attraverso il quale motivare alla partecipazione, coinvolgere le famiglie e i cittadini  del territorio, avviando iniziative di sensibilizzazione(clicca per vedere l’intervista che ho rilasciato).

 

Per questo ti propongo di:

  1. Inviarmi la tua adesione, cliccando l’icona presente in home sul mio sito: www.olimpiatarzia.it e sollecitare tutte le persone che conosci a fare altrettanto;
  2. Promuovere un Convegno, da tenersi in questa fase a Roma e Provincia, per parlare della legge, al quale cercherò di essere presente, al fine di coinvolgere le famiglie,  le parrocchie, ecc.,
  3. Diffondere e inoltrare il volantino allegato

 

La questione riguarda l’intero nostro Paese.

Il Lazio, infatti, con l’approvazione della legge, sarà capofila di tutte le altre Regioni  che presenteranno il testo nei rispettivi Consigli Regionali. Il Forum Nazionale delle Associazioni Familiari (della cui Commissione Welfare faccio parte) proporrà infatti la proposta di legge come traccia per i suoi Forum Regionali. Inoltre ho avuto modo di presentare la proposta di legge alla recente Conferenza Nazionale della Famiglia promossa dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia del Governo.

 

In un quadro politico generale a dir poco desolante, ci viene chiesto di non rassegnarci, di “alzarci in piedi” e continuare insieme  il cammino intrapreso, perché rinasca la speranza!

So di poter contare, come sempre,  su di te!

 

Olimpia Tarzia

 

lunedì, marzo 15, 2010

Newsletter di Olimpia Tarzia: nel Lazio battaglia del Movimento per la Vita per le Regionali 2010


Carissima/o,

avevo vent’anni quando incontrai per la prima volta il fondatore dei Radicali.
Era il 18 maggio del ’78 e nell’Aula del Senato si stava svolgendo il voto finale sulla legge 194 che ha legalizzato l’aborto in Italia (emanata poi il 22 maggio 1978).
Insieme ad un gruppo di giovani, appartenenti a diversi movimenti ed associazioni, organizzammo un sit-in per la vita e con canti e slogan, manifestavamo la nostra contrarietà al disegno di legge in votazione. Stavamo stipati nella Corsia Agonale (per chi non conosce Roma, è una viuzza prospiciente il Palazzo del Senato) con cartelli e striscioni scritti a mano ed eravamo convinti che una legge così ingiusta non sarebbe mai stata approvata. Col passare delle ore le notizie che ci pervenivano dall’Aula erano sempre meno rassicuranti.
All’improvviso ci comunicarono che Pannella voleva incontrare una nostra delegazione. Entrammo nel Palazzo, in un salottino limitrofo all’Aula da dove sentivamo le voci dei senatori.
Ricordo con estrema lucidità quell’incontro: Marco Pannella, ci fece un lungo discorso, utilizzando al massimo la sua capacità di convincimento e pronunciava parole come “battaglia di civiltà e di libertà”, “conquista delle donne”… poi,  fissandoci negli occhi ed ostentando un largo sorriso affermò:  “Sarà anche grazie a voi, donne e giovani cattolici, che riusciremo a portare a termine queste battaglie.”
Ma non ci convinse. Per niente. Anzi. Da lì a poco fondai con altri  il Movimento per la vita italiano: ad oggi: 600 tra centri di aiuto alla vita e movimenti locali, 80 case di accoglienza, 110.000 bambini strappati all’aborto ed altrettante donne salvate da un dramma indelebile.

In un’intervista recente, Emma Bonino, leader storica dei Radicali, candidata alla Presidenza della Regione Lazio, ha affermato: “non temo di perdere i voti dei cattolici, le grandi conquiste civili di questo Paese, dal divorzio all'aborto, sono state proprio dovute al voto dei cattolici. I clericali e i bigotti probabilmente non saranno contenti, ma non importa. Credo che i cattolici veramente credenti sentano invece questi problemi di libertà e responsabilità personale molto vicini al loro sentire”
Affermazioni da brivido. Per fortuna che c’è la Bonino che ci spiega chi sono “i cattolici veramente credenti”, (che – secondo la sua opinione – la voteranno) e quelli invece “clericali e bigotti” (che non la voteranno). 
Ma, devo dire, non è il discernimento dei cattolici doc secondo Bonino il tema che mi appassiona, ciò che più mi inquieta è il pensiero che possa esistere il rischio reale  di  accettare una provocazione così pesante senza opporre le nostre ragioni, nel silenzio più assordante,  per un mal compreso senso di “tenere i toni bassi”, di non esporsi, di non “reagire alle provocazioni”, in una forma di irenismo fuori luogo, oltre che pernicioso e moralmente inaccettabile.
Non possiamo, non dobbiamo dimenticare che la culturale radicale, maestra nelle mistificazioni, origine del più esasperato individualismo e relativismo,  ha diffuso nel nostro Paese un laicismo intollerante, molto simile al fanatismo religioso; spacciandola come difesa dei diritti umani, ha propagandato una cultura di morte, che sferra i suoi attacchi più forti proprio dove la vita umana è più debole, alle sue frontiere: all’alba e al tramonto, alla vita prenatale e alla vita terminale.
Abilmente mentendo, mistificando, manipolando.

 Renata Polverini, candidata alla Presidenza della Regione Lazio, mi ha chiesto di candidarmi nella sua Lista Civica ed  affiancarla in quest’avventura. Ho accettato con convinzione la sua proposta, particolarmente significativa, per quanto mi riguarda, per il fatto che la candidata concorrente è Emma Bonino, le cui idee e, soprattutto, i valori etici, e ancor prima, la stessa concezione antropologica di cui è portatrice (e su cui è impegnata da anni e che non rinnega in alcun modo) sono esattamente agli antipodi della mie convinzioni e rappresentano tesi culturali e azioni concrete contro le quali combatto da trent’anni. Inoltre, la connotazione della Lista Civica e non di un partito, mi consente di incoraggiare a sostenermi anche le persone che, normalmente, avrebbero scelto un orientamento nell’area politica opposta.

La sfida elettorale del Lazio ha perso i contorni del mero confronto  elettorale  ed è diventata un confronto tra due modi opposti di vedere la vita, la persona, la famiglia, la società, un confronto tra due concezioni antropologiche, ove non trovano spazio le zone franche, le sfumature di grigi, le posizioni intermedie, quel dar ragione un po’ a tutti, accettando come possibili verità tutte le tesi, secondo la prassi del relativismo etico imperante.   
La posta in gioco è troppo alta.
Bisogna prendere posizione:  per la vita o contro la vita,  per la famiglia o contro la famiglia,  per il valore della persona o per l’esaltazione dell’individuo.

Qualcuno afferma che i temi cosiddetti etici non hanno a che fare con le Regioni, che invece hanno più il compito di amministrare.
Vorrei chiarire che non è assolutamente così: la Regione ha ruoli legislativi, ha competenze dirette in materia di sanità, di politiche familiari e sociali, di educazione. Impensabile che provvedimenti legislativi in tal senso siano “neutri”, avulsi da un sistema di riferimento etico di valori, umani e civili.
Saranno, ad esempio, le Regioni a decidere le procedure di somministrazione della pillola abortiva RU486. Il Piemonte ha già deliberato per la libera scelta e l’Emilia Romagna per la somministrazione in Day Hospital: la donna assume la prima pillola in ospedale e poi va ad abortire nel bagno di casa, nella clandestinità più assoluta, nella solitudine più dolorosa e angosciosa.

Nel corso della mia esperienza nel Consiglio Regionale del Lazio dal 2000 al 2005, come Presidente della Commissione Politiche Familiari e Pari Opportunità e Presidente dell’Osservatorio Regionale Permanente delle Famiglie, sono stati numerosissimi i provvedimenti legislativi inerenti le politiche familiari. Una tra tante la legge sulla famiglia 32/2001, ove ho voluto inserire il quoziente familiare e il riconoscimento del figlio concepito quale componente della famiglia: una legge dalla ricaduta pratica concreta, ma che, senza dubbio, sottende un sistema di valori molto chiaro.

Dobbiamo avere chiara consapevolezza di quali sono i valori in gioco, siamo tutti coinvolti, siamo tutti candidati, per una Regione che sappiamo cosa non vogliamo che diventi.
Non sentirla come responsabilità personale, che ci interpella direttamente, renderebbe vana oltre che  illegittima ogni protesta o indignazione dopo.
Bisogna avere il coraggio di dire che il voto a Emma Bonino è assolutamente inconciliabile con le convinzioni morali di un credente: la sua candidatura rappresenta una provocazione intollerabile, sferra un attacco durissimo, culturale prima che politico, alla visione cristiana della  vita e della società, all’antropologia cristiana. Le sue convinzioni morali e le conseguenti posizioni politiche sono talmente radicalmente in conflitto con quelle cristiane che un cristiano non può avere dubbi sul decidere da che parte schierarsi. La sua vittoria significherebbe la vittoria di una cultura, di un modo di concepire la vita e la morte, la dignità della persona, la società, assolutamente inconciliabile con la cultura e la fede cristiana e rispetto alla quale, anzi, c’è bisogno di una vera e propria mobilitazione, di tutti i cattolici, chiamati, in questa occasione, ad una scelta fondamentale, indipendentemente dall’orientamento politico cui sono solitamente predisposti.
 È il momento di scegliere da che parte stare, con quale visione del mondo schierarsi: se con Dio, senza Dio, o perfino contro Dio.
Nessun cristiano può rifugiarsi o nascondersi dietro l’alibi, trasparente, illegittimo, di una neutralità morale che non può essere affatto invocata per giustificare un voto elettorale che, in questo caso, non è irrilevante sul piano etico.
 In poche parole, votare Emma Bonino significa, nei fatti, aderire ad un umanesimo che, nella prospettiva cristiana, è disumano e disumanizzante.

Ecco perché sono scesa in campo. Mi sono candidata per contrastare con tutte le mie forze questa possibile drammatica deriva, perché guardando i miei figli sogno per loro e per la loro generazione una società molto diversa da quella propostaci dai radicali.
Faccio un appello in particolare ai cristiani perché sentano sulla loro pelle la responsabilità di questa campagna elettorale e la pericolosità che deriverebbe dalla affermazione di quanto, a parole e a fatti, abbiamo sempre combattuto.
Se condividi il mio pensiero, ti chiedo di condividere con me  una campagna elettorale fatta alla luce del sole, senza timidezze né imbarazzi, proponendo apertamente il mio nome.

Mi rivolgo a te perché, insieme, abbiamo condiviso e condividiamo tante battaglie a difesa della vita e della famiglia.
 Penso al Movimento per la vita, al Comitato per la Famiglia, al Ce.F.E.S., (Centro di Formazione ed Educazione della Sessualità), alla W.W.A.L.F., (World Women’s Alliance for Life & Family), ai Consultori di ispirazione cristiana, alle comunità ecclesiali parrocchiali e diocesane, ai movimenti e alle associazioni, alle donne e agli uomini di buona volontà incontrati nel lungo cammino  che ci ha visto impegnati insieme, in diverse modalità, in diversi periodi, ma con la stessa determinazione nel far prevalere la verità sull’uomo e sulla sua incomparabile dignità e con lo stesso spirito di servizio verso i più deboli e i più indifesi. Nel convincimento che temi come il diritto alla vita, il valore della famiglia, la solidarietà verso i più deboli non abbiano e non debbano avere un colore, nel 2008, abbiamo “provocato” la politica con la lista al Senato di Giuliano Ferrara “Aborto? No, grazie” in cui ero capolista in diverse Regioni: battaglia fondamentalmente culturale, che costrinse gli esponenti delle varie forze politiche ad esprimersi e a  confrontarsi con un tema storicamente cancellato dalle campagne elettorali perché considerato “politicamente scorretto”.
La mia storia personale ha fatto sì che potessi affrontare queste sfide sia nel mondo sociale e culturale del volontariato  – da più di trent’anni -, sia nel mondo politico-istituzionale, nei cinque anni di mandato elettorale in Consiglio Regionale del Lazio dal 2000 al 2005.

Mi rivolgo a te, perché vorrei tanto saperti al mio fianco anche in questa determinante sfida!
Abbiamo messo in campo tutta la mobilitazione possibile, invitando le persone innanzitutto ad andare a votare, non esprimendo genericamente il  proprio voto ma  indicando la preferenza attraverso il nome, affinché una forte e significativa affermazione rappresenti un segnale chiaro alla politica regionale e nazionale della nostra determinazione nel difendere e promuovere il valore della famiglia e della vita.
Ci sono mille modi in cui, se vorrai, potrai aiutarmi. Innanzitutto scrivendomi, facendomi sentire che sei con me in questo impegnativo ma appassionante cammino.
Sul piano operativo le vie da percorrere sono tante: dal diffondere le newsletter, il mio sito web: http://www.olimpiatarzia.it/ , il mio contatto su Facebook ( http://www.facebook.com/ su cui da pochi giorni sono presente), costituendo Gruppi di sostegno, di zona o d’ambiente, alla mia candidatura, suscitando adesioni ad una rappresentanza politica del Nuovo Femminismo e diffondendo il mio programma. A tal proposito abbiamo costituito una think tank, un laboratorio interdisciplinare di idee e di programmi, composta da esperti ed esponenti di alto livello della cultura e del mondo accademico, responsabili del mondo del volontariato e dell’associazionismo, tutte persone altamente qualificate e di fiducia, da anni impegnate in progetti comuni, a difesa della vita, della famiglia, del diritto di libertà educativa, della salute, del bene comune e della solidarietà, che hanno deciso di essere al mio fianco anche in questa battaglia di civiltà, per sostenermi in questo impegno per una politica dei fatti e non di parole.

Nella prolusione al Consiglio episcopale permanente, il card. Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, ha incoraggiato i cattolici in politica "ad essere sempre coerenti con la fede che include ed eleva ogni istanza e valore veramente umani". Servono - ha detto - "italiani e credenti che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l'agire politico (…)” capaci di far fronte a quella che viene definita una “emergenza” nel nostro Paese, educativa e principalmente etica, di crisi dei “valori che costituiscono il fondamento della civiltà: la vita umana comunque si presenti e ovunque palpiti, la famiglia formata da un uomo e una donna e fondata sul matrimonio, la responsabilità educativa, la solidarietà verso gli altri, in particolare i più deboli, il lavoro come possibilità di realizzazione personale, la comunità come destino buono che accomuna gli uomini e li avvicina alla meta”.

In queste parole del Cardinale si trova la sintesi culturale del mio impegno politico e del mio programma elettorale e la ragione per cui  ho accettato di candidarmi nella Lista Civica di Renata Polverini alle imminenti elezioni regionali del 28 e 29 marzo, assumendomi la responsabilità, di fronte ai cittadini laziali, di rappresentare questi valori etici e  politici, che non sono soltanto religiosi, evangelici, ma principalmente civili; anzi, il fondamento stesso della civiltà.
 Sono certa che il popolo della vita farà sentire la sua voce.
                                                                                                                                                                                                                         Olimpia Tarzia


(L’intero testo della newsletter è pubblicato nell’homepage del mio sito web: http://www.olimpiatarzia.it/)

giovedì, dicembre 25, 2008

Auguri a tutti!

Atei, razionalisti e materialisti odiano il Natale e fanno di tutto per svilirne l'essenza! Combattiamo questa tendenza nichilista, uniamoci, ed amiamoci l'uno con l'altro e quindi auguro di cuore

AUGURI A TUTTI DI SANTO NATALE!!