Riceviamo e volentieri pubblichiamo
NEWSLETTER n. 1/2005
Carissima / o
SCUOLA DI FORMAZIONE POLITICA
Vorrei sottoporre alla Tua attenzione la Scuola di Formazione Politica "Il valore della famiglia e il diritto alla vita nel cuore dell'impegno politico" da me organizzata e diretta. La sessione generale inizierà il 24 gennaio con una lezione di S. E. Mons. Rino Fisichella sul tema dei cattolici in politica e si chiuderà con un intervento di Giuliano Ferrara. E' una iniziativa che ritengo molto importante e che da tempo e da più parti mi era stata sollecitata, perché in questo momento di tale e tanto relativismo etico è bene che soprattutto i giovani ricevano un bagaglio culturale adeguato a contrastare gli infiniti attacchi che quotidianamente vengono scagliati contro la famiglia, la vita umana e la dignità della persona.
Dalla Spagna abbiamo avuto dimostrazione di quanto è pericoloso questo clima di relativismo etico: Zapatero ha inflitto una sequenza di offese del tutto inaudita contro quelli che sono i fondamenti stessi della nostra società, mediante la presentazione di leggi che hanno già realizzato o realizzeranno il divorzio lampo, l'aborto anche oltre il terzo mese di gravidanza, il matrimonio tra persone omosessuali con diritto di adozione, l'eutanasia, la sperimentazione sugli embrioni umani.
Quando proviamo a rispondere a questi attacchi ci viene detto che i nostri sono "scrupoli di cattolici", e che non abbiamo il diritto di interferire con la nostra fede nello stato laico. Ma questo è un ragionamento del tutto insensato: quando parliamo di difesa della vita non stiamo trattando di argomenti di fede. Quando affermiamo che la vita umana va difesa dal concepimento non stiamo cercando di imporre una particolare visione etica della Chiesa o un dogma di fede, ma di rispettare quello che è un dato oggettivo antropologicamente e biologiamente fondato; come pure la tutela e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio non può essere considerata appannaggio dei soli cattolici, né riguarda la sfera privata dei singoli individui, ma la difesa della vita e della famiglia rappresentano istanze primarie per l'intera società. Tali valori pertanto non possono essere avulsi dall'azione politica e legislativa.
Proprio per questo è doveroso preparare e formare le giovani generazioni per accrescerne la consapevolezza, la competenza in materia e la determinazione per il raggiungimento degli obiettivi.
La sessione generale è così strutturata:
Lunedì 24 gennaio 2005
"L'anestesia generale e il risveglio delle coscienze" Nota dottrinale "Circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica"
Lunedì 7 febbraio 2005
Identità e ruolo della famiglia
Lunedì 21 febbraio 2005
Diritto alla vita fondamento della democrazia
Lunedì 7 marzo 2005
"La solidarietà e la dottrina sociale della Chiesa"
Lunedì 21 marzo 2005
La scuola e la libertà di scelta educativa
Lunedì 4 Aprile 2005
Mass Media e cultura dominante
Gli incontri si terranno presso l?Istituto Nazareth ? Via Cola di Rienzo 140, Roma - dalle ore 18.30 alle ore 20.30.
Sul mio sito www.olimpiatarzia.it troverai il depliant con il programma dettagliato.
Tra pochi giorni (giovedì 20 p.v.) si chiuderanno le iscrizioni, poiché la scuola è a numero limitato. Ti prego di darne la massima diffusione soprattutto tra i giovani.
Le adesioni devono essere inviate o per mail all'indirizzo o.tarzia@tiscali.it oppure per fax allo 06/8603545
LEGGE SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE
Ed ora un breve aggiornamento sul tema della fecondazione artificiale.
Come sai, la legge 40 ("Norme in materia di procreazione medicalmente assistita"), approvata lo scorso febbraio, sta subendo una serie di attacchi da più parti. Da un lato c'è il fronte referendario guidato dai Radicali, sostenuto dai DS e dalla sinistra in generale (esclusa parte della Margherita) più alcuni parlamentari della maggioranza; dall'altra il fronte dei "mediatori", per lo più nelle fila della maggioranza, che pur di non andare al referendum hanno presentato proposte di modifica del testo tutte peggiorative.
Ecco il quadro generale che abbiamo di fronte:
- 5 referendum, che se la Consulta riterrà ammissibili, si terranno tra il 15 Aprile e il 15 Giugno, di cui uno totalmente abrogativo, sostenuto dai Radicali, gli altri 4 parzialmente abrogativi ma ugualmente deleteri perché qualora fossero approvati reintrodurrebbero:
la possibilità di clonare gli embrioni e crioconservarli;
la possibilità di stimolare nella donna la produzione di un numero di ovuli superiore a tre;
la facoltà di non impiantare tutti gli embrioni fecondati;
l'apertura alla fecondazione eterologa sia in forma che esplicita, che implicita (consentendo cioè che si possa procedere alla fecondazione assistita anche nei casi di coppie non sterili):
la totale cancellazione di tutti i diritti del concepito.
- 6 proposte di modifiche di legge presentate, quattro al Senato e due alla Camera, a firma dei senatori Rollandin (Gruppo per le Autonomie), Dentamaro (Udeur), Tomassini (FI), Amato (Misto) e dei deputati Palumbo (FI) e Mantini (Margherita). Tutte queste ipotesi di modifica sono da rigettare ugualmente perché in un modo o nell'altro cercano di reinserire le stesse inaccettabili liceità a cui puntano i referendum parziali.
Non ho difficoltà ad affermare che la legge 40 rappresenta da ogni punto di vista una sorta di ?linea del Piave?, assolutamente invalicabile, perché il venire meno dei suoi punti fondamentali significherebbe svuotare di significato l?intera legge. Perché sulla vita umana non possiamo ammettere ?deroghe?. Qui c?è in ballo il tipo di società futura in cui vivranno i nostri figli, e su certe questioni fondamentali di natura etica non è possibile scendere a compromessi.
Si sono invece costituiti 8 comitati contro questi referendum: Movimento per la vita, il Forum delle Associazioni familiari, Comitato per la tutela della ricerca scientifica, Comitato per la difesa dell'articolo 75 della Costituzione, Comitato per la difesa della Costituzione, Comitato per la tutela della salute della donna, Umanesimo integrale, Consulta nazionale antiusura. Tutti hanno parlato, attraverso i loro legali, il 10 gennaio davanti alla Corte Costituzionale per convincere la Corte della oggettiva inammissibilità costituzionale dei quesiti referendari.
Anche il Governo si è schierato contro i 5 referendum, e ha mandato in sua vece presso la Consulta l'Avvocato Generale dello Stato, per ricordare ad essa che i quesiti sono in palese contrasto con una serie di trattati internazionali già in vigore.
Sempre tenendo ben presente che la legge 40 non è la legge dei cattolici, perché sul piano etico è chiaro che l'unica legge accettabile sarebbe stata una legge che vietasse qualunque tipo di fecondazione artificiale, sia omologa che eterologa, è altrettanto chiaro che è dovere morale operare per limitare al massimo gli effetti perversi del far west procreatico, e quindi questa legge approvata dal Parlamento diventa una legge utile, degna di essere difesa con ogni sforzo, anche da noi cattolici.
E' necessario infatti squarciare il fitto velo di equivoci e smascherare le infinite menzogne diffuse da gran parte dei media in questi mesi sull'argomento. Vanno quindi moltiplicate le occasioni di incontro per fare chiarezza in materia, e per questo sono a tua disposizione, per ogni evento, dibattito, conferenza che vorrai organizzare, utile a difendere il valore della vita e ribadire i concetti espressi finora che stanno a cuore a tutti noi.
Ti ringrazio per la fattiva collaborazione e invio un affettuoso augurio di buon anno a Te e alla Tua famiglia!
Olimpia Tarzia
venerdì, gennaio 14, 2005
sabato, gennaio 08, 2005
TV: BUZZANCA,EX MERLO MASCHIO ALLE PRESE CON FIGLIO GAY
ROMA, 7 GEN - ''Raccontiamo che l'omosessualita' non e' altro che un'alternativa all'eterosessualita': cosi' Lando Buzzanca presenta 'Mio figlio', la nuova fiction che Raiuno propone domenica 9 e lunedi' 10 gennaio in prime time. Una storia nata da un'idea dello stesso Buzzanca, ex 'Merlo maschio' al cinema, apertamente schierato per il centro-destra, e che negli ultimi anni si e' dedicato soprattutto al teatro. '
(preso dall'ANSA)
(preso dall'ANSA)
martedì, novembre 23, 2004
Riforma dei Consultori familiari
(riceviamo e volentieri pubblichiamo, dalla cara Olimpia Tarzia)
Carissima / o,
La legge regionale di riforma dei consultori familiari da me presentata ad inizio legislatura è ormai in dirittura di arrivo. Oggi in Commissione Sanità sono stati approvati i primi articoli. Entro la fine dell?anno il Lazio avrà una nuova legge che darà nuova linfa ai consultori. Oggi sono stati approvati articoli di grande importanza e innovativi. Innanzitutto viene prevista l?erogazione da parte della Regione di contributi economici al fine di disincentivare il ricorso all?interruzione volontaria della gravidanza da parte di donne che versano in situazione di disagio economico (prima Regione in Italia ad intervenire in questo modo). Inoltre vengono riconosciute iniziative per garantire la partecipazione attiva e propositiva delle famiglie e delle associazioni familiari e di volontariato nella programmazione, nell?organizzazione e nella gestione del servizio di assistenza alla famiglia e alla maternità. Viene poi stabilita una nuova classificazione dei consultori che riconosce pari dignità ai consultori gestiti dalle Asl o da altri enti pubblici e consultori promossi e gestiti da Enti privati attraverso il riconoscimento e l?accreditamento. Tra le funzioni del consultorio è prevista anche l?educazione al rispetto della vita umana fin dal concepimento e interventi di assistenza diretta sotto il profilo psicologico, sociale, legale e sanitario volti a rimuovere le cause che potrebbero indurre la donna ad interrompere la gravidanza.
Questi sono solo alcuni aspetti di questa nuova legge che vuole restituire ai consultori la loro funzione primaria che è quella sociale di fare un servizio alla famiglia, alla maternità e alla paternità responsabile e che vuole porre un freno alla tendenza ormai diffusa secondo cui i consultori si sono trasformati in presidi sanitari la cui principale attività risulta essere quella di rilascio di certificati di aborto. La battaglia sarà ancora durissima: l'opposizione ha presentato oltre 150 emendamenti e dunque il lavoro in commissione sarà estremamente impegnativo, senza considerare poi lo scontro finale in Aula che presumo sarà della stessa intensità che vi fu per la legge sulla famiglia.
Ti terrò aggiornato sui prossimi sviluppi, ma anticipando la mia prossima newsletter desideravo intanto darti questa bella notizia.
Olimpia Tarzia
Carissima / o,
La legge regionale di riforma dei consultori familiari da me presentata ad inizio legislatura è ormai in dirittura di arrivo. Oggi in Commissione Sanità sono stati approvati i primi articoli. Entro la fine dell?anno il Lazio avrà una nuova legge che darà nuova linfa ai consultori. Oggi sono stati approvati articoli di grande importanza e innovativi. Innanzitutto viene prevista l?erogazione da parte della Regione di contributi economici al fine di disincentivare il ricorso all?interruzione volontaria della gravidanza da parte di donne che versano in situazione di disagio economico (prima Regione in Italia ad intervenire in questo modo). Inoltre vengono riconosciute iniziative per garantire la partecipazione attiva e propositiva delle famiglie e delle associazioni familiari e di volontariato nella programmazione, nell?organizzazione e nella gestione del servizio di assistenza alla famiglia e alla maternità. Viene poi stabilita una nuova classificazione dei consultori che riconosce pari dignità ai consultori gestiti dalle Asl o da altri enti pubblici e consultori promossi e gestiti da Enti privati attraverso il riconoscimento e l?accreditamento. Tra le funzioni del consultorio è prevista anche l?educazione al rispetto della vita umana fin dal concepimento e interventi di assistenza diretta sotto il profilo psicologico, sociale, legale e sanitario volti a rimuovere le cause che potrebbero indurre la donna ad interrompere la gravidanza.
Questi sono solo alcuni aspetti di questa nuova legge che vuole restituire ai consultori la loro funzione primaria che è quella sociale di fare un servizio alla famiglia, alla maternità e alla paternità responsabile e che vuole porre un freno alla tendenza ormai diffusa secondo cui i consultori si sono trasformati in presidi sanitari la cui principale attività risulta essere quella di rilascio di certificati di aborto. La battaglia sarà ancora durissima: l'opposizione ha presentato oltre 150 emendamenti e dunque il lavoro in commissione sarà estremamente impegnativo, senza considerare poi lo scontro finale in Aula che presumo sarà della stessa intensità che vi fu per la legge sulla famiglia.
Ti terrò aggiornato sui prossimi sviluppi, ma anticipando la mia prossima newsletter desideravo intanto darti questa bella notizia.
Olimpia Tarzia
giovedì, ottobre 21, 2004
I GIORNI DELL'EROISMO NELLA TRIESTE TRADITA
Si è svolto a Roma, martedì 19 ottobre, promosso dall?Associazione europea Scuola e professionalità insegnante (Aespi) il convegno ?50 anni di Trieste italiana?. Nella sessione mattutina ? dopo il saluto di Lucio Tolh presidente dell?Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e di Angelo Ruggiero, presidente dell?Aespi ? hanno svolto relazioni Massimo De Leonardis, Ester Capuzzo e Marino Micich. Nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda, moderata da Roberto Jacopini, con la partecipazione dei parlamentari Franco Servello, Mario Palombo, Giulio Gamber, Riccardo Pedrizzi, Angela Napoli, Roberto Menia, Roberto Damiani e Valentina Aprea. Di seguito pubblichiamo la testimonianza di Franco Servello.
Al tempo del ritorno di Trieste all?Italia, ero, oltreché consigliere comunale del Msi a Milano, direttore del settimanale ?Meridiano d?Italia?, che ebbe, per unanime ammissione, un ruolo di primo piano nello smuovere i sentimenti degli italiani verso le sorti della città ?italianissima?.
La drammatica vicenda di Trieste ebbe inizio allorché, in vista della fine del conflitto, il Pci, in esecuzione degli ordini arrivati da Mosca, si dichiarò pienamente solidale con Tito, concordando con la richiesta del capo jugoslavo di annettersi la Dalmazia, l?Istria e la Venezia Giulia, compresa ovviamente Trieste. I capi comunisti triestini, Luigi Frausin e Vincenzo Gigante, non disponibili ad assecondare le richieste di Tito, furono fatti cadere, con una spiata, nelle mani della Gestapo. Durante gli ultimi mesi di guerra (periodo che segnò la definitiva perdita, per l?Italia di Zara e della Dalmazia), la popolazione di ceppo italiano incominciò seriamente a pensare all?esodo.
Né potevano fare altrimenti, dal momento che, nei 40 giorni che intercorsero, tra l?arrivo a Trieste del IX Korpus (1° maggio 1945) e l?attuazione della ?linea Morgan?, cioè la consegna di Trieste, Gorizia e Pola agli inglesi avvenuta il 12 giugno 1945, si verificò la terribile seconda stagione delle foibe, dopo l a prima, che aveva avuto luogo subito dopo gli eventi dell?8 settembre 1943. Una stagione che costò la vita ad almeno 20.000 italiani(e la cifra è approssimata per difetto), e alla quale gli Alleati assistettero inerti.
Il dramma ebbe il suo epilogo con la firma del Trattato di Pace il 10 febbraio 1947, a Parigi. L?Italia era sola. Dall?altra parte del tavolo stavano i rappresentanti di 21 nazioni, i vincitori della seconda guerra mondiale. De Gasperi non era andato. Aveva inghiottito la sua dose di fiele durante le riunioni della Conferenza della pace (agosto-ottobre 1946) quando Moloiov, il ministro degli Esteri sovietico, leggendo un discorso scrittogli da Palmiro Togliatti, aveva affermato che ?l?Istria e la Venezia Giulia sono terre e popolazioni slave e non italiane?.
Purtroppo non fu l?unica prova di asservimento agli interessi di Tito da parte del Pci, o quanto meno dei suoi vertici. Per tutta la durata della Conferenza, il Pci, che pure in Italia era forza di governo, esercitò un?azione micidialmente contraria agli interessi italiani e favorevole a quelli jugoslavi. De Gasperi avrebbe potuto certamente ottenere di più se avesse avuto dietro di sé l?unità di tutto il popolo. Ma i comunisti lo tradirono, e di questo tradimento raccolsero i frutti Tito e la Russia. Il comunista Emilio Sereni, che ricopriva la determinante carica di ministro per l?Assistenza post-bellica, e sul cui tavolo finivano tutti i rapporti con le domande di esodo e di assistenza provenienti da Pola, da Fiume, dall?Istria e dalla ex-Dalmazia italiana, anziché farsene carico e rappresentare all?opinione pubblica la drammaticità della situazione (tra le domande ve ne erano non poche firmate da esponenti comunisti italiani rimasti dall?altra parte della linea Morgan, che tuttavia si sentivano prima di tutto italiani), minimizzò e falsificò i dati. Rifiutò di ammettere nuovi esuli nei campi profughi di Trieste con la scusa che non c?era più posto e, in una serie di relazioni a De Gasperi, parlò di ?fratellanza italo-slovena e italo-croata?, sostenendo la necessità di scoraggiare le partenze e di costringere gli istriani a rimanere nelle loro terre, e affermando che le notizie sulle foibe erano ?propaganda fascista?. E invece, nelle foibe erano finiti 20 mila italiani!?.
Governatore militare inglese di Trieste era il generale John Winterton. L?amministrazione della città era democristiana. All?opposizione stavano i comunisti, schierati con Tito e sostenitori della consegna della città alla Jugoslavia, e i missini, comparsi sulla scena politica alla fine del 1947, ad opera di Giuseppe Sonzogno e Gemma De Colò, ex comandante delle Ausiliarie di Trieste. Segretario provinciale era Flavio De Ferra, giovanissimo reduce della Rsi. Al Msi avevano aderito numerosi professionisti e intellettuali. Tra le donne, Carmen Giorgeri, madre del generale Licio Giorgeri che sarà assassinato dalle Brigate Rosse nel 1987. L?unico uomo politico che riempiva le piazze di Trieste era Giorgio Almirante.
Gli scontri tra i giovani missini e i comunisti erano continui, con coinvolgimento della polizia militare inglese, arresti e feriti. L?8 marzo 1953, al termine di un comizio di De Marsenich, si formò un corteo. Una bomba esplose tra la folla e ferì gravemente, mutilandoli, Fabio De Felice e Cesare Pozzo, nonché, meno gravemente, altri 17 giovani. Almirante non ebbe dubbi: ?E? una bomba slava?, denunciò. Il 4, 5 e 6 novembre 1953 furono i tre giorni più drammatici. In totale si ebbero 6 morti e 55 feriti, in prevalenza giovani missini. La Federazione del Msi fu assalita e devastata dai comunisti. Nessuna protesta ufficiale si levò dal governo di Roma.
Come direttore del ?Meridiano d?Italia? rilevai quella carenza, e il giornale si impegnò, assieme al partito e al suo organo ufficiale, il ?Secolo d?Italia?, in una intensa campagna per la restituzione di Trieste all?Italia?, in una intensa campagna per la restituzione di Trieste all?Italia. Nel numero del 10 ottobre 1954 scrivemmo che ciò che era avvenuto il giorno 5 (la partenza degli inglesi) era solo un ritorno all?Amministrazione, ma non alla Sovranità. Denunciammo che sicura era soltanto la perdita della zona B e dell?Istria. Città italianissime come Capodistria, Parenzo, Pirano, Cittanuova e Bule erano perdute per sempre. Senza contare il fatto che nessuna nuova iniziativa era stata intrapresa per il rilancio dell?economia di Trieste, né industriale, né commerciale. La città era in agonia, la piccola e media impresa in crisi, con 25 mila disoccupati. Da quel momento ci impegnammo a fondo, anche come partito, per il rilancio di Trieste. criticammo aspramente la stampa asservita al rinunciatarismo democristiano e al filotitoismo comunista. Per mesi e mesi proseguimmo la nostra campagna denunciando che gli slavi continuavano ad operare liberamente a Trieste, appoggiati e sostenuti dai comunisti locali, mentre dalle città e dai paesi della Zona B continuava l?esodo degli italiani, odiati, perseguitati e derubati di ogni loro avere: denaro, beni, case e terreni. E attaccammo anche il presidente del Consiglio Scelba, che non aveva detto una parola sui paesi e i villaggi della Zona A ceduti a Tito a seguito del memorandum di Londra. Un rinunciatarismo che avrebbe trovato la propria sublimazione con il trattato di Osimo del primo ottobre 1975, con il quale l?Italia rinunciò definitivamente alla Zona B perdendo così per sempre quella piccola parte di Istria di cui avrebbe avuto pieno diritto di rientrare in possesso.
(tratto dal website di Alleanza Nazionale)
Al tempo del ritorno di Trieste all?Italia, ero, oltreché consigliere comunale del Msi a Milano, direttore del settimanale ?Meridiano d?Italia?, che ebbe, per unanime ammissione, un ruolo di primo piano nello smuovere i sentimenti degli italiani verso le sorti della città ?italianissima?.
La drammatica vicenda di Trieste ebbe inizio allorché, in vista della fine del conflitto, il Pci, in esecuzione degli ordini arrivati da Mosca, si dichiarò pienamente solidale con Tito, concordando con la richiesta del capo jugoslavo di annettersi la Dalmazia, l?Istria e la Venezia Giulia, compresa ovviamente Trieste. I capi comunisti triestini, Luigi Frausin e Vincenzo Gigante, non disponibili ad assecondare le richieste di Tito, furono fatti cadere, con una spiata, nelle mani della Gestapo. Durante gli ultimi mesi di guerra (periodo che segnò la definitiva perdita, per l?Italia di Zara e della Dalmazia), la popolazione di ceppo italiano incominciò seriamente a pensare all?esodo.
Né potevano fare altrimenti, dal momento che, nei 40 giorni che intercorsero, tra l?arrivo a Trieste del IX Korpus (1° maggio 1945) e l?attuazione della ?linea Morgan?, cioè la consegna di Trieste, Gorizia e Pola agli inglesi avvenuta il 12 giugno 1945, si verificò la terribile seconda stagione delle foibe, dopo l a prima, che aveva avuto luogo subito dopo gli eventi dell?8 settembre 1943. Una stagione che costò la vita ad almeno 20.000 italiani(e la cifra è approssimata per difetto), e alla quale gli Alleati assistettero inerti.
Il dramma ebbe il suo epilogo con la firma del Trattato di Pace il 10 febbraio 1947, a Parigi. L?Italia era sola. Dall?altra parte del tavolo stavano i rappresentanti di 21 nazioni, i vincitori della seconda guerra mondiale. De Gasperi non era andato. Aveva inghiottito la sua dose di fiele durante le riunioni della Conferenza della pace (agosto-ottobre 1946) quando Moloiov, il ministro degli Esteri sovietico, leggendo un discorso scrittogli da Palmiro Togliatti, aveva affermato che ?l?Istria e la Venezia Giulia sono terre e popolazioni slave e non italiane?.
Purtroppo non fu l?unica prova di asservimento agli interessi di Tito da parte del Pci, o quanto meno dei suoi vertici. Per tutta la durata della Conferenza, il Pci, che pure in Italia era forza di governo, esercitò un?azione micidialmente contraria agli interessi italiani e favorevole a quelli jugoslavi. De Gasperi avrebbe potuto certamente ottenere di più se avesse avuto dietro di sé l?unità di tutto il popolo. Ma i comunisti lo tradirono, e di questo tradimento raccolsero i frutti Tito e la Russia. Il comunista Emilio Sereni, che ricopriva la determinante carica di ministro per l?Assistenza post-bellica, e sul cui tavolo finivano tutti i rapporti con le domande di esodo e di assistenza provenienti da Pola, da Fiume, dall?Istria e dalla ex-Dalmazia italiana, anziché farsene carico e rappresentare all?opinione pubblica la drammaticità della situazione (tra le domande ve ne erano non poche firmate da esponenti comunisti italiani rimasti dall?altra parte della linea Morgan, che tuttavia si sentivano prima di tutto italiani), minimizzò e falsificò i dati. Rifiutò di ammettere nuovi esuli nei campi profughi di Trieste con la scusa che non c?era più posto e, in una serie di relazioni a De Gasperi, parlò di ?fratellanza italo-slovena e italo-croata?, sostenendo la necessità di scoraggiare le partenze e di costringere gli istriani a rimanere nelle loro terre, e affermando che le notizie sulle foibe erano ?propaganda fascista?. E invece, nelle foibe erano finiti 20 mila italiani!?.
Governatore militare inglese di Trieste era il generale John Winterton. L?amministrazione della città era democristiana. All?opposizione stavano i comunisti, schierati con Tito e sostenitori della consegna della città alla Jugoslavia, e i missini, comparsi sulla scena politica alla fine del 1947, ad opera di Giuseppe Sonzogno e Gemma De Colò, ex comandante delle Ausiliarie di Trieste. Segretario provinciale era Flavio De Ferra, giovanissimo reduce della Rsi. Al Msi avevano aderito numerosi professionisti e intellettuali. Tra le donne, Carmen Giorgeri, madre del generale Licio Giorgeri che sarà assassinato dalle Brigate Rosse nel 1987. L?unico uomo politico che riempiva le piazze di Trieste era Giorgio Almirante.
Gli scontri tra i giovani missini e i comunisti erano continui, con coinvolgimento della polizia militare inglese, arresti e feriti. L?8 marzo 1953, al termine di un comizio di De Marsenich, si formò un corteo. Una bomba esplose tra la folla e ferì gravemente, mutilandoli, Fabio De Felice e Cesare Pozzo, nonché, meno gravemente, altri 17 giovani. Almirante non ebbe dubbi: ?E? una bomba slava?, denunciò. Il 4, 5 e 6 novembre 1953 furono i tre giorni più drammatici. In totale si ebbero 6 morti e 55 feriti, in prevalenza giovani missini. La Federazione del Msi fu assalita e devastata dai comunisti. Nessuna protesta ufficiale si levò dal governo di Roma.
Come direttore del ?Meridiano d?Italia? rilevai quella carenza, e il giornale si impegnò, assieme al partito e al suo organo ufficiale, il ?Secolo d?Italia?, in una intensa campagna per la restituzione di Trieste all?Italia?, in una intensa campagna per la restituzione di Trieste all?Italia. Nel numero del 10 ottobre 1954 scrivemmo che ciò che era avvenuto il giorno 5 (la partenza degli inglesi) era solo un ritorno all?Amministrazione, ma non alla Sovranità. Denunciammo che sicura era soltanto la perdita della zona B e dell?Istria. Città italianissime come Capodistria, Parenzo, Pirano, Cittanuova e Bule erano perdute per sempre. Senza contare il fatto che nessuna nuova iniziativa era stata intrapresa per il rilancio dell?economia di Trieste, né industriale, né commerciale. La città era in agonia, la piccola e media impresa in crisi, con 25 mila disoccupati. Da quel momento ci impegnammo a fondo, anche come partito, per il rilancio di Trieste. criticammo aspramente la stampa asservita al rinunciatarismo democristiano e al filotitoismo comunista. Per mesi e mesi proseguimmo la nostra campagna denunciando che gli slavi continuavano ad operare liberamente a Trieste, appoggiati e sostenuti dai comunisti locali, mentre dalle città e dai paesi della Zona B continuava l?esodo degli italiani, odiati, perseguitati e derubati di ogni loro avere: denaro, beni, case e terreni. E attaccammo anche il presidente del Consiglio Scelba, che non aveva detto una parola sui paesi e i villaggi della Zona A ceduti a Tito a seguito del memorandum di Londra. Un rinunciatarismo che avrebbe trovato la propria sublimazione con il trattato di Osimo del primo ottobre 1975, con il quale l?Italia rinunciò definitivamente alla Zona B perdendo così per sempre quella piccola parte di Istria di cui avrebbe avuto pieno diritto di rientrare in possesso.
(tratto dal website di Alleanza Nazionale)
giovedì, ottobre 14, 2004
I valori cattolici e l'omosessualità (che centra Buttiglione?)
A proposito della posizione della Chiesa sull'omosessualita, mi permetto anch'io uno sfogo.
Mi ha scandalizzato che Rocco Buttiglione, che fra tre settimane inizierà il suo compito di commissario all'Unione Europea sia stato messo pesantemente in discussione, perche "troppo cattolico". Aveva detto chiaramente che l'omosessualita è un peccato: è la sua posizione morale, da cristiano. Aveva valorizzato il ruolo della donna come sposa e madre. Per quello è stato rifiutato come commissario dalla Commissione Libertà dell'Europarlamento. Le ragioni: "Dopo il suo commento che l'omosessualita è un peccato, la commissione non lo stima capace di mettere in pratica la Carta EU sui diritti fondamentali", "E' difficilmente accettabile un commissario che dichiara l'omosessualità come moralmente riprovevole".
Qualche tempo fa ho letto che un vescovo tedesco e stato accusato da un'associazione gay per "discriminazione", per aver condannato l'omosessualita. Non so come e finita questa storia, ma se
andiamo avanti cosi, teoricamente le gerarchie ecclesiastiche potranno essere condannate se difendono la posizione cattolica.
I diritti fondamentali dell'Uomo sono fraintesi se con "Uomo" non si
intende piu "Creatura di Dio". La libertà è fraintesa come libertà dalla
legge di Dio, dallo sguardo di Dio, dalla morale che Dio ci suggerisce
nel nostro cuore. L'uguaglianza fraintesa pretende di rendere uguale quello
che non e stato creato uguale. Dio ha creato l'uomo e la donna uguali in
dignità, come sua immagine, ma non uguali nel senso di sostituibili.
Allora certo che la Chiesa cattolica non è conforme a questa caricatura
dei diritti fondamentali dell'uomo.
Mi ha scandalizzato che Rocco Buttiglione, che fra tre settimane inizierà il suo compito di commissario all'Unione Europea sia stato messo pesantemente in discussione, perche "troppo cattolico". Aveva detto chiaramente che l'omosessualita è un peccato: è la sua posizione morale, da cristiano. Aveva valorizzato il ruolo della donna come sposa e madre. Per quello è stato rifiutato come commissario dalla Commissione Libertà dell'Europarlamento. Le ragioni: "Dopo il suo commento che l'omosessualita è un peccato, la commissione non lo stima capace di mettere in pratica la Carta EU sui diritti fondamentali", "E' difficilmente accettabile un commissario che dichiara l'omosessualità come moralmente riprovevole".
Qualche tempo fa ho letto che un vescovo tedesco e stato accusato da un'associazione gay per "discriminazione", per aver condannato l'omosessualita. Non so come e finita questa storia, ma se
andiamo avanti cosi, teoricamente le gerarchie ecclesiastiche potranno essere condannate se difendono la posizione cattolica.
I diritti fondamentali dell'Uomo sono fraintesi se con "Uomo" non si
intende piu "Creatura di Dio". La libertà è fraintesa come libertà dalla
legge di Dio, dallo sguardo di Dio, dalla morale che Dio ci suggerisce
nel nostro cuore. L'uguaglianza fraintesa pretende di rendere uguale quello
che non e stato creato uguale. Dio ha creato l'uomo e la donna uguali in
dignità, come sua immagine, ma non uguali nel senso di sostituibili.
Allora certo che la Chiesa cattolica non è conforme a questa caricatura
dei diritti fondamentali dell'uomo.
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