ROMA, 7 GEN - ''Raccontiamo che l'omosessualita' non e' altro che un'alternativa all'eterosessualita': cosi' Lando Buzzanca presenta 'Mio figlio', la nuova fiction che Raiuno propone domenica 9 e lunedi' 10 gennaio in prime time. Una storia nata da un'idea dello stesso Buzzanca, ex 'Merlo maschio' al cinema, apertamente schierato per il centro-destra, e che negli ultimi anni si e' dedicato soprattutto al teatro. '
(preso dall'ANSA)
sabato, gennaio 08, 2005
martedì, novembre 23, 2004
Riforma dei Consultori familiari
(riceviamo e volentieri pubblichiamo, dalla cara Olimpia Tarzia)
Carissima / o,
La legge regionale di riforma dei consultori familiari da me presentata ad inizio legislatura è ormai in dirittura di arrivo. Oggi in Commissione Sanità sono stati approvati i primi articoli. Entro la fine dell?anno il Lazio avrà una nuova legge che darà nuova linfa ai consultori. Oggi sono stati approvati articoli di grande importanza e innovativi. Innanzitutto viene prevista l?erogazione da parte della Regione di contributi economici al fine di disincentivare il ricorso all?interruzione volontaria della gravidanza da parte di donne che versano in situazione di disagio economico (prima Regione in Italia ad intervenire in questo modo). Inoltre vengono riconosciute iniziative per garantire la partecipazione attiva e propositiva delle famiglie e delle associazioni familiari e di volontariato nella programmazione, nell?organizzazione e nella gestione del servizio di assistenza alla famiglia e alla maternità. Viene poi stabilita una nuova classificazione dei consultori che riconosce pari dignità ai consultori gestiti dalle Asl o da altri enti pubblici e consultori promossi e gestiti da Enti privati attraverso il riconoscimento e l?accreditamento. Tra le funzioni del consultorio è prevista anche l?educazione al rispetto della vita umana fin dal concepimento e interventi di assistenza diretta sotto il profilo psicologico, sociale, legale e sanitario volti a rimuovere le cause che potrebbero indurre la donna ad interrompere la gravidanza.
Questi sono solo alcuni aspetti di questa nuova legge che vuole restituire ai consultori la loro funzione primaria che è quella sociale di fare un servizio alla famiglia, alla maternità e alla paternità responsabile e che vuole porre un freno alla tendenza ormai diffusa secondo cui i consultori si sono trasformati in presidi sanitari la cui principale attività risulta essere quella di rilascio di certificati di aborto. La battaglia sarà ancora durissima: l'opposizione ha presentato oltre 150 emendamenti e dunque il lavoro in commissione sarà estremamente impegnativo, senza considerare poi lo scontro finale in Aula che presumo sarà della stessa intensità che vi fu per la legge sulla famiglia.
Ti terrò aggiornato sui prossimi sviluppi, ma anticipando la mia prossima newsletter desideravo intanto darti questa bella notizia.
Olimpia Tarzia
Carissima / o,
La legge regionale di riforma dei consultori familiari da me presentata ad inizio legislatura è ormai in dirittura di arrivo. Oggi in Commissione Sanità sono stati approvati i primi articoli. Entro la fine dell?anno il Lazio avrà una nuova legge che darà nuova linfa ai consultori. Oggi sono stati approvati articoli di grande importanza e innovativi. Innanzitutto viene prevista l?erogazione da parte della Regione di contributi economici al fine di disincentivare il ricorso all?interruzione volontaria della gravidanza da parte di donne che versano in situazione di disagio economico (prima Regione in Italia ad intervenire in questo modo). Inoltre vengono riconosciute iniziative per garantire la partecipazione attiva e propositiva delle famiglie e delle associazioni familiari e di volontariato nella programmazione, nell?organizzazione e nella gestione del servizio di assistenza alla famiglia e alla maternità. Viene poi stabilita una nuova classificazione dei consultori che riconosce pari dignità ai consultori gestiti dalle Asl o da altri enti pubblici e consultori promossi e gestiti da Enti privati attraverso il riconoscimento e l?accreditamento. Tra le funzioni del consultorio è prevista anche l?educazione al rispetto della vita umana fin dal concepimento e interventi di assistenza diretta sotto il profilo psicologico, sociale, legale e sanitario volti a rimuovere le cause che potrebbero indurre la donna ad interrompere la gravidanza.
Questi sono solo alcuni aspetti di questa nuova legge che vuole restituire ai consultori la loro funzione primaria che è quella sociale di fare un servizio alla famiglia, alla maternità e alla paternità responsabile e che vuole porre un freno alla tendenza ormai diffusa secondo cui i consultori si sono trasformati in presidi sanitari la cui principale attività risulta essere quella di rilascio di certificati di aborto. La battaglia sarà ancora durissima: l'opposizione ha presentato oltre 150 emendamenti e dunque il lavoro in commissione sarà estremamente impegnativo, senza considerare poi lo scontro finale in Aula che presumo sarà della stessa intensità che vi fu per la legge sulla famiglia.
Ti terrò aggiornato sui prossimi sviluppi, ma anticipando la mia prossima newsletter desideravo intanto darti questa bella notizia.
Olimpia Tarzia
giovedì, ottobre 21, 2004
I GIORNI DELL'EROISMO NELLA TRIESTE TRADITA
Si è svolto a Roma, martedì 19 ottobre, promosso dall?Associazione europea Scuola e professionalità insegnante (Aespi) il convegno ?50 anni di Trieste italiana?. Nella sessione mattutina ? dopo il saluto di Lucio Tolh presidente dell?Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e di Angelo Ruggiero, presidente dell?Aespi ? hanno svolto relazioni Massimo De Leonardis, Ester Capuzzo e Marino Micich. Nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda, moderata da Roberto Jacopini, con la partecipazione dei parlamentari Franco Servello, Mario Palombo, Giulio Gamber, Riccardo Pedrizzi, Angela Napoli, Roberto Menia, Roberto Damiani e Valentina Aprea. Di seguito pubblichiamo la testimonianza di Franco Servello.
Al tempo del ritorno di Trieste all?Italia, ero, oltreché consigliere comunale del Msi a Milano, direttore del settimanale ?Meridiano d?Italia?, che ebbe, per unanime ammissione, un ruolo di primo piano nello smuovere i sentimenti degli italiani verso le sorti della città ?italianissima?.
La drammatica vicenda di Trieste ebbe inizio allorché, in vista della fine del conflitto, il Pci, in esecuzione degli ordini arrivati da Mosca, si dichiarò pienamente solidale con Tito, concordando con la richiesta del capo jugoslavo di annettersi la Dalmazia, l?Istria e la Venezia Giulia, compresa ovviamente Trieste. I capi comunisti triestini, Luigi Frausin e Vincenzo Gigante, non disponibili ad assecondare le richieste di Tito, furono fatti cadere, con una spiata, nelle mani della Gestapo. Durante gli ultimi mesi di guerra (periodo che segnò la definitiva perdita, per l?Italia di Zara e della Dalmazia), la popolazione di ceppo italiano incominciò seriamente a pensare all?esodo.
Né potevano fare altrimenti, dal momento che, nei 40 giorni che intercorsero, tra l?arrivo a Trieste del IX Korpus (1° maggio 1945) e l?attuazione della ?linea Morgan?, cioè la consegna di Trieste, Gorizia e Pola agli inglesi avvenuta il 12 giugno 1945, si verificò la terribile seconda stagione delle foibe, dopo l a prima, che aveva avuto luogo subito dopo gli eventi dell?8 settembre 1943. Una stagione che costò la vita ad almeno 20.000 italiani(e la cifra è approssimata per difetto), e alla quale gli Alleati assistettero inerti.
Il dramma ebbe il suo epilogo con la firma del Trattato di Pace il 10 febbraio 1947, a Parigi. L?Italia era sola. Dall?altra parte del tavolo stavano i rappresentanti di 21 nazioni, i vincitori della seconda guerra mondiale. De Gasperi non era andato. Aveva inghiottito la sua dose di fiele durante le riunioni della Conferenza della pace (agosto-ottobre 1946) quando Moloiov, il ministro degli Esteri sovietico, leggendo un discorso scrittogli da Palmiro Togliatti, aveva affermato che ?l?Istria e la Venezia Giulia sono terre e popolazioni slave e non italiane?.
Purtroppo non fu l?unica prova di asservimento agli interessi di Tito da parte del Pci, o quanto meno dei suoi vertici. Per tutta la durata della Conferenza, il Pci, che pure in Italia era forza di governo, esercitò un?azione micidialmente contraria agli interessi italiani e favorevole a quelli jugoslavi. De Gasperi avrebbe potuto certamente ottenere di più se avesse avuto dietro di sé l?unità di tutto il popolo. Ma i comunisti lo tradirono, e di questo tradimento raccolsero i frutti Tito e la Russia. Il comunista Emilio Sereni, che ricopriva la determinante carica di ministro per l?Assistenza post-bellica, e sul cui tavolo finivano tutti i rapporti con le domande di esodo e di assistenza provenienti da Pola, da Fiume, dall?Istria e dalla ex-Dalmazia italiana, anziché farsene carico e rappresentare all?opinione pubblica la drammaticità della situazione (tra le domande ve ne erano non poche firmate da esponenti comunisti italiani rimasti dall?altra parte della linea Morgan, che tuttavia si sentivano prima di tutto italiani), minimizzò e falsificò i dati. Rifiutò di ammettere nuovi esuli nei campi profughi di Trieste con la scusa che non c?era più posto e, in una serie di relazioni a De Gasperi, parlò di ?fratellanza italo-slovena e italo-croata?, sostenendo la necessità di scoraggiare le partenze e di costringere gli istriani a rimanere nelle loro terre, e affermando che le notizie sulle foibe erano ?propaganda fascista?. E invece, nelle foibe erano finiti 20 mila italiani!?.
Governatore militare inglese di Trieste era il generale John Winterton. L?amministrazione della città era democristiana. All?opposizione stavano i comunisti, schierati con Tito e sostenitori della consegna della città alla Jugoslavia, e i missini, comparsi sulla scena politica alla fine del 1947, ad opera di Giuseppe Sonzogno e Gemma De Colò, ex comandante delle Ausiliarie di Trieste. Segretario provinciale era Flavio De Ferra, giovanissimo reduce della Rsi. Al Msi avevano aderito numerosi professionisti e intellettuali. Tra le donne, Carmen Giorgeri, madre del generale Licio Giorgeri che sarà assassinato dalle Brigate Rosse nel 1987. L?unico uomo politico che riempiva le piazze di Trieste era Giorgio Almirante.
Gli scontri tra i giovani missini e i comunisti erano continui, con coinvolgimento della polizia militare inglese, arresti e feriti. L?8 marzo 1953, al termine di un comizio di De Marsenich, si formò un corteo. Una bomba esplose tra la folla e ferì gravemente, mutilandoli, Fabio De Felice e Cesare Pozzo, nonché, meno gravemente, altri 17 giovani. Almirante non ebbe dubbi: ?E? una bomba slava?, denunciò. Il 4, 5 e 6 novembre 1953 furono i tre giorni più drammatici. In totale si ebbero 6 morti e 55 feriti, in prevalenza giovani missini. La Federazione del Msi fu assalita e devastata dai comunisti. Nessuna protesta ufficiale si levò dal governo di Roma.
Come direttore del ?Meridiano d?Italia? rilevai quella carenza, e il giornale si impegnò, assieme al partito e al suo organo ufficiale, il ?Secolo d?Italia?, in una intensa campagna per la restituzione di Trieste all?Italia?, in una intensa campagna per la restituzione di Trieste all?Italia. Nel numero del 10 ottobre 1954 scrivemmo che ciò che era avvenuto il giorno 5 (la partenza degli inglesi) era solo un ritorno all?Amministrazione, ma non alla Sovranità. Denunciammo che sicura era soltanto la perdita della zona B e dell?Istria. Città italianissime come Capodistria, Parenzo, Pirano, Cittanuova e Bule erano perdute per sempre. Senza contare il fatto che nessuna nuova iniziativa era stata intrapresa per il rilancio dell?economia di Trieste, né industriale, né commerciale. La città era in agonia, la piccola e media impresa in crisi, con 25 mila disoccupati. Da quel momento ci impegnammo a fondo, anche come partito, per il rilancio di Trieste. criticammo aspramente la stampa asservita al rinunciatarismo democristiano e al filotitoismo comunista. Per mesi e mesi proseguimmo la nostra campagna denunciando che gli slavi continuavano ad operare liberamente a Trieste, appoggiati e sostenuti dai comunisti locali, mentre dalle città e dai paesi della Zona B continuava l?esodo degli italiani, odiati, perseguitati e derubati di ogni loro avere: denaro, beni, case e terreni. E attaccammo anche il presidente del Consiglio Scelba, che non aveva detto una parola sui paesi e i villaggi della Zona A ceduti a Tito a seguito del memorandum di Londra. Un rinunciatarismo che avrebbe trovato la propria sublimazione con il trattato di Osimo del primo ottobre 1975, con il quale l?Italia rinunciò definitivamente alla Zona B perdendo così per sempre quella piccola parte di Istria di cui avrebbe avuto pieno diritto di rientrare in possesso.
(tratto dal website di Alleanza Nazionale)
Al tempo del ritorno di Trieste all?Italia, ero, oltreché consigliere comunale del Msi a Milano, direttore del settimanale ?Meridiano d?Italia?, che ebbe, per unanime ammissione, un ruolo di primo piano nello smuovere i sentimenti degli italiani verso le sorti della città ?italianissima?.
La drammatica vicenda di Trieste ebbe inizio allorché, in vista della fine del conflitto, il Pci, in esecuzione degli ordini arrivati da Mosca, si dichiarò pienamente solidale con Tito, concordando con la richiesta del capo jugoslavo di annettersi la Dalmazia, l?Istria e la Venezia Giulia, compresa ovviamente Trieste. I capi comunisti triestini, Luigi Frausin e Vincenzo Gigante, non disponibili ad assecondare le richieste di Tito, furono fatti cadere, con una spiata, nelle mani della Gestapo. Durante gli ultimi mesi di guerra (periodo che segnò la definitiva perdita, per l?Italia di Zara e della Dalmazia), la popolazione di ceppo italiano incominciò seriamente a pensare all?esodo.
Né potevano fare altrimenti, dal momento che, nei 40 giorni che intercorsero, tra l?arrivo a Trieste del IX Korpus (1° maggio 1945) e l?attuazione della ?linea Morgan?, cioè la consegna di Trieste, Gorizia e Pola agli inglesi avvenuta il 12 giugno 1945, si verificò la terribile seconda stagione delle foibe, dopo l a prima, che aveva avuto luogo subito dopo gli eventi dell?8 settembre 1943. Una stagione che costò la vita ad almeno 20.000 italiani(e la cifra è approssimata per difetto), e alla quale gli Alleati assistettero inerti.
Il dramma ebbe il suo epilogo con la firma del Trattato di Pace il 10 febbraio 1947, a Parigi. L?Italia era sola. Dall?altra parte del tavolo stavano i rappresentanti di 21 nazioni, i vincitori della seconda guerra mondiale. De Gasperi non era andato. Aveva inghiottito la sua dose di fiele durante le riunioni della Conferenza della pace (agosto-ottobre 1946) quando Moloiov, il ministro degli Esteri sovietico, leggendo un discorso scrittogli da Palmiro Togliatti, aveva affermato che ?l?Istria e la Venezia Giulia sono terre e popolazioni slave e non italiane?.
Purtroppo non fu l?unica prova di asservimento agli interessi di Tito da parte del Pci, o quanto meno dei suoi vertici. Per tutta la durata della Conferenza, il Pci, che pure in Italia era forza di governo, esercitò un?azione micidialmente contraria agli interessi italiani e favorevole a quelli jugoslavi. De Gasperi avrebbe potuto certamente ottenere di più se avesse avuto dietro di sé l?unità di tutto il popolo. Ma i comunisti lo tradirono, e di questo tradimento raccolsero i frutti Tito e la Russia. Il comunista Emilio Sereni, che ricopriva la determinante carica di ministro per l?Assistenza post-bellica, e sul cui tavolo finivano tutti i rapporti con le domande di esodo e di assistenza provenienti da Pola, da Fiume, dall?Istria e dalla ex-Dalmazia italiana, anziché farsene carico e rappresentare all?opinione pubblica la drammaticità della situazione (tra le domande ve ne erano non poche firmate da esponenti comunisti italiani rimasti dall?altra parte della linea Morgan, che tuttavia si sentivano prima di tutto italiani), minimizzò e falsificò i dati. Rifiutò di ammettere nuovi esuli nei campi profughi di Trieste con la scusa che non c?era più posto e, in una serie di relazioni a De Gasperi, parlò di ?fratellanza italo-slovena e italo-croata?, sostenendo la necessità di scoraggiare le partenze e di costringere gli istriani a rimanere nelle loro terre, e affermando che le notizie sulle foibe erano ?propaganda fascista?. E invece, nelle foibe erano finiti 20 mila italiani!?.
Governatore militare inglese di Trieste era il generale John Winterton. L?amministrazione della città era democristiana. All?opposizione stavano i comunisti, schierati con Tito e sostenitori della consegna della città alla Jugoslavia, e i missini, comparsi sulla scena politica alla fine del 1947, ad opera di Giuseppe Sonzogno e Gemma De Colò, ex comandante delle Ausiliarie di Trieste. Segretario provinciale era Flavio De Ferra, giovanissimo reduce della Rsi. Al Msi avevano aderito numerosi professionisti e intellettuali. Tra le donne, Carmen Giorgeri, madre del generale Licio Giorgeri che sarà assassinato dalle Brigate Rosse nel 1987. L?unico uomo politico che riempiva le piazze di Trieste era Giorgio Almirante.
Gli scontri tra i giovani missini e i comunisti erano continui, con coinvolgimento della polizia militare inglese, arresti e feriti. L?8 marzo 1953, al termine di un comizio di De Marsenich, si formò un corteo. Una bomba esplose tra la folla e ferì gravemente, mutilandoli, Fabio De Felice e Cesare Pozzo, nonché, meno gravemente, altri 17 giovani. Almirante non ebbe dubbi: ?E? una bomba slava?, denunciò. Il 4, 5 e 6 novembre 1953 furono i tre giorni più drammatici. In totale si ebbero 6 morti e 55 feriti, in prevalenza giovani missini. La Federazione del Msi fu assalita e devastata dai comunisti. Nessuna protesta ufficiale si levò dal governo di Roma.
Come direttore del ?Meridiano d?Italia? rilevai quella carenza, e il giornale si impegnò, assieme al partito e al suo organo ufficiale, il ?Secolo d?Italia?, in una intensa campagna per la restituzione di Trieste all?Italia?, in una intensa campagna per la restituzione di Trieste all?Italia. Nel numero del 10 ottobre 1954 scrivemmo che ciò che era avvenuto il giorno 5 (la partenza degli inglesi) era solo un ritorno all?Amministrazione, ma non alla Sovranità. Denunciammo che sicura era soltanto la perdita della zona B e dell?Istria. Città italianissime come Capodistria, Parenzo, Pirano, Cittanuova e Bule erano perdute per sempre. Senza contare il fatto che nessuna nuova iniziativa era stata intrapresa per il rilancio dell?economia di Trieste, né industriale, né commerciale. La città era in agonia, la piccola e media impresa in crisi, con 25 mila disoccupati. Da quel momento ci impegnammo a fondo, anche come partito, per il rilancio di Trieste. criticammo aspramente la stampa asservita al rinunciatarismo democristiano e al filotitoismo comunista. Per mesi e mesi proseguimmo la nostra campagna denunciando che gli slavi continuavano ad operare liberamente a Trieste, appoggiati e sostenuti dai comunisti locali, mentre dalle città e dai paesi della Zona B continuava l?esodo degli italiani, odiati, perseguitati e derubati di ogni loro avere: denaro, beni, case e terreni. E attaccammo anche il presidente del Consiglio Scelba, che non aveva detto una parola sui paesi e i villaggi della Zona A ceduti a Tito a seguito del memorandum di Londra. Un rinunciatarismo che avrebbe trovato la propria sublimazione con il trattato di Osimo del primo ottobre 1975, con il quale l?Italia rinunciò definitivamente alla Zona B perdendo così per sempre quella piccola parte di Istria di cui avrebbe avuto pieno diritto di rientrare in possesso.
(tratto dal website di Alleanza Nazionale)
giovedì, ottobre 14, 2004
I valori cattolici e l'omosessualità (che centra Buttiglione?)
A proposito della posizione della Chiesa sull'omosessualita, mi permetto anch'io uno sfogo.
Mi ha scandalizzato che Rocco Buttiglione, che fra tre settimane inizierà il suo compito di commissario all'Unione Europea sia stato messo pesantemente in discussione, perche "troppo cattolico". Aveva detto chiaramente che l'omosessualita è un peccato: è la sua posizione morale, da cristiano. Aveva valorizzato il ruolo della donna come sposa e madre. Per quello è stato rifiutato come commissario dalla Commissione Libertà dell'Europarlamento. Le ragioni: "Dopo il suo commento che l'omosessualita è un peccato, la commissione non lo stima capace di mettere in pratica la Carta EU sui diritti fondamentali", "E' difficilmente accettabile un commissario che dichiara l'omosessualità come moralmente riprovevole".
Qualche tempo fa ho letto che un vescovo tedesco e stato accusato da un'associazione gay per "discriminazione", per aver condannato l'omosessualita. Non so come e finita questa storia, ma se
andiamo avanti cosi, teoricamente le gerarchie ecclesiastiche potranno essere condannate se difendono la posizione cattolica.
I diritti fondamentali dell'Uomo sono fraintesi se con "Uomo" non si
intende piu "Creatura di Dio". La libertà è fraintesa come libertà dalla
legge di Dio, dallo sguardo di Dio, dalla morale che Dio ci suggerisce
nel nostro cuore. L'uguaglianza fraintesa pretende di rendere uguale quello
che non e stato creato uguale. Dio ha creato l'uomo e la donna uguali in
dignità, come sua immagine, ma non uguali nel senso di sostituibili.
Allora certo che la Chiesa cattolica non è conforme a questa caricatura
dei diritti fondamentali dell'uomo.
Mi ha scandalizzato che Rocco Buttiglione, che fra tre settimane inizierà il suo compito di commissario all'Unione Europea sia stato messo pesantemente in discussione, perche "troppo cattolico". Aveva detto chiaramente che l'omosessualita è un peccato: è la sua posizione morale, da cristiano. Aveva valorizzato il ruolo della donna come sposa e madre. Per quello è stato rifiutato come commissario dalla Commissione Libertà dell'Europarlamento. Le ragioni: "Dopo il suo commento che l'omosessualita è un peccato, la commissione non lo stima capace di mettere in pratica la Carta EU sui diritti fondamentali", "E' difficilmente accettabile un commissario che dichiara l'omosessualità come moralmente riprovevole".
Qualche tempo fa ho letto che un vescovo tedesco e stato accusato da un'associazione gay per "discriminazione", per aver condannato l'omosessualita. Non so come e finita questa storia, ma se
andiamo avanti cosi, teoricamente le gerarchie ecclesiastiche potranno essere condannate se difendono la posizione cattolica.
I diritti fondamentali dell'Uomo sono fraintesi se con "Uomo" non si
intende piu "Creatura di Dio". La libertà è fraintesa come libertà dalla
legge di Dio, dallo sguardo di Dio, dalla morale che Dio ci suggerisce
nel nostro cuore. L'uguaglianza fraintesa pretende di rendere uguale quello
che non e stato creato uguale. Dio ha creato l'uomo e la donna uguali in
dignità, come sua immagine, ma non uguali nel senso di sostituibili.
Allora certo che la Chiesa cattolica non è conforme a questa caricatura
dei diritti fondamentali dell'uomo.
giovedì, settembre 30, 2004
La dottrina Bush e il nuovo ordine mondiale
George W. Bush: il primo imperatore
(tratto da: Giuseppe Brindisi, http://www.strategiaglobale.com/)
Nei talk show, non si è fatto in tempo ad amplificare i tristi vaticini dei garbati detrattori delle capacità USA, che Bagdad era occupata.
Il comico ministro della propaganda irachena ha fatto appena in tempo, prima di darsele a gambe, a dire che la Guardia Repubblicana di Saddam si apprestava a fare un’ecatombe di yankee.
L’umanità intera, seduta sulle gradinate virtuali del Colosseo, all’entrata dei carri armati nell’arena di Bagdad guardò verso l’imperatore Bush che, pollice verso, ordinava ai suoi gladiatori di finire i vinti.
Scherzi a parte (mica tanto scherzi, però), il fulmineo disfacimento delle Armate di Saddam sorprese tutti, esperti e non esperti.
I veri esperti, convinti dell’inevitabile sconfitta di Saddam, non riuscivano a spiegare la soppressione di un atto della
tragi-commedia: lo scontro con la terribile Guardia Repubblicana.
Nemmeno la linea Maginot aveva resistito così poco tempo.
La sparizione della Guardia avveniva in tempi da primato Guinness.
La dietrologia spiega anche questo primato: americani e iracheni si erano messi d’accordo. Tutto finto, come lo sbarco sulla Luna.
Le cose stanno diversamente. Le unità corazzate americane avevano ricevuto l’ordine di correre all’impazzata verso Bagdad, come Guderian verso Dunkerque..
L’Armata Irachena era stata paralizzata in una ragnatela. Missili segugi, bombe da tiro a segno, proietti ad elevata perforazione, guerra elettronica, guerra psicologica, aerei A10 (veri e propri cannoni a canne rotanti con intorno un aereo), elicotteri Apache, bombe di profondità terrestri ed altre diavolerie americane, danzavano, ipnotizzavano e, poi, distruggevano gli stralunati pretoriani di Saddam che, messisi in mutande, cercavano scampo nella fuga Azzardo un paragone: i pellerosse avevano maggiori probabilità di resitere;il divario tecnologico era meno abissale.
Ci siamo resi tutti conto che è da pazzi pensare di combattere con armi e forze convenzionali contro gli USA. L’aveva fatto con successo il Vietnam per due motivi:
• Primo (e basterebbe questo) l’appoggio dell’URSS e della Cina;
• Secondo: ambiente giunglo-paludoso del Vietnam.
Si fa presto a dire: l’America, in Vietnam, doveva intervenire subito con il massimo sforzo possibile. E l’URSS e la Cina?
Il mondo era bipolare e ciascun polo, prima di agire, doveva tener conto dell’altro in situazione di equilibrio del terrore.
Ora il mondo è unipolare e, ringraziamo Iddio che gli USA siano una grande Democrazia. Se al suo posto fosse stato il Terzo Reich ora marceremmo tutti a passo d’oca e ci saluteremmo al grido di heil Hitler.
Bush, nel suo discorso al Congresso, (settembre dello scorso anno), aveva illustrato il proprio Disegno Strategico Planetario
Gli intendimenti espressi dal Presidente si possono raggruppare in tre entità:
•rappresentazione della realtà americana nell’ambito di quella planetaria;
•MISSIONE degli USA,
•Disegno Strategico e cioè: come assolvere LA MISSIONE.
La Realtà Americana
Bush così testualmente si esprime:
“Oggi, gli Stati Uniti godono di una posizione di impareggiabile forza militare e di grandioso potere economico e politico…Ora l'America non è più minacciata da Stati conquistatori, ma da Stati perdenti. Non siamo più minacciati da flotte ed eserciti, ma da tecnologie catastrofiche nelle mani di pochi esagitati…L'impronta caratteristica del nostro rapporto con la Russia non è più lo scontro, ma la cooperazione, e i vantaggi di questo cambiamento sono chiari: è finito l'equilibrio del terrore che ci teneva divisi; si è assistito ad una storica riduzione degli arsenali nucleari; e cooperiamo in settori come la lotta al terrorismo e la difesa missilistica, cose che fino a poco tempo fa sarebbero state inconcepibili”
La Missione
“Ma oggi, l'umanità ha tra le mani la responsabilità di far trionfare la libertà a dispetto di tutti i suoi nemici. Gli Stati Uniti accolgono con gioia la responsabilità di guidare questa grandiosa missione”.
COME
“Estendere i benefici della libertà in tutto il pianeta. La nostra strategia completa per combattere le armi per la distruzione di massa prevede: di estendere i benefici della libertà in tutto il pianeta; di mantenere le nostre difese in grado di far fronte a qualsiasi sfida con operazioni preventive di contro-proliferazione, con misure deterrenti e difensive contro la minaccia prima che essa sia sferrata, con:
•(..) rafforzamento delle operazioni di non-proliferazione per impedire agli "Stati canaglia" e ai terroristi di dotarsi dei materiali, delle tecnologie e delle competenze necessarie per le armi per la distruzione di massa.
•(..) Strategie efficaci di gestione delle conseguenze degli effetti di un eventuale utilizzo delle armi per la distruzione di massa da parte di terroristi o Stati ostili.
Bush prosegue:
"... non esiteremo ad agire da soli, se necessario, per esercitare il nostro diritto all'autodifesa colpendo preventivamente i terroristi, per prevenire la possibilità che essi possano arrecare danni al nostro popolo"
Il Presidente definisce «stati fuorilegge» Iraq e Corea del nord, entrambi privi di quelle armi nucleari che invece possiedono Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina, India, Pakistan, Israele. (..) Egli accomuna gli Stati in due categorie: gli alleati ed amici degli Stati Uniti (compresi quelli in possesso di armi di distruzione di massa) e il resto del mondo.
La Cina, pur non essendo in uno stato di conflitto, neppure latente, con gli USA, non può essere annoverata tra i paesi del tutto amici dell’America. Quanto meno per ragioni ideologiche. Rimane un Paese comunista.
Essa potrebbe costituire, in futuro, una gravissima minaccia per gli USA, i suoi Alleati e, soprattutto, per la Russia, con cui vi sono contrasti che risalgono al tempo della Grande Muraglia.
Cosa accadrebbe se i cinesi sviluppassero la capacità di colpire gli Stati Uniti con un attacco nucleare di sorpresa o, addirittura, la capacità di ritorsione nucleare cosiddetta del “secondo colpo” ?
Soffermiamoci un attimo su taluni concetti di strategia nucleare.
Capacità del “primo colpo” è la possibilità di sferrare un attacco nucleare di sorpresa, ma non quella di ritorsione.
Questa capacità ritorsiva generò, fino alla caduta del muro di Berlino, l’equilibrio del terrore.
Ciascuna delle due Superpotenze, pur attaccata di sorpresa dall’altra, conservava la capacità di ritorsione nucleare - cosiddetta del “ secondo colpo”-
Il terrore della distruzione reciproca, e del mondo intero, assicurava la pace.
L’UK, la Francia, la Cina, l’India, il Pakistan, Israele ed altre minori potenze nucleari, non possiedono, rispetto agli USA, la capacità del “secondo colpo”.
Un loro ipotetico attacco nucleare contro gli USA provocherebbe, di certo, la ritorsione nucleare annientatrice dell'America.
Ovviamente, agli Americani, questo vantaggio basta. Bella soddisfazione sarebbe quella di distruggere uno “Stato canaglia” dopo aver subito la distruzione di New York o di Washington.
Le minacce nucleari sono, dunque, di due tipì. Terroristico e Strategico.
•Terroristico, per la possibilità attuale o futura, di impiegare, contro gli USA (ed i loro Alleati), ordigni nucleari tattici della potenza di quelli fatti esplodere su Hiroshima e Nagasaki (20 o 30 Kiloton – un kiloton è pari a mille tonnellate di tritolo-). Tali ordigni potrebbero essere lanciati con missili a medio-corto raggio o con aerei kamikaze o, ancora, fatti esplodere come mine (corre voce che siano scomparse 20 valigette nucleari dell’ex URSS) ;
•Strategico, per l’eventuale attacco, o da parte di potenza dotata di capacità limitata al primo colpo o da potenza capce del “secondo colpo”, per ora inesistente.
E se la Cina sviluppasse la capacità del “secondo colpo”? Con missili balistici intercontinentali?
La dottrina di Bush, a leggerla bene, contiene anche le linee strategiche per fronteggiare questa ipotesi.
Esse si basano sullo sviluppo del cosiddetto “scudo spaziale” e sulla dottrina dell’attacco preventivo. Quando Bush dice “colpiremo per primi…" si riferisce, ovviamente anche a questo.
Quale critica alla dottrina di Bush?
Sembra che non dia il giusto peso, nell’esposizione fatta, a due grandi temi:
•lo svuotamento dall’interno dell’impero USA mediante la snaturazione della identità culturale, religiosa, antropologica, etnica degli USA. L'Islamismo, in analogia alla caduta dell’Impero Romano, fagocitato dal Cristianesimo, possiede le potenzialità ideologiche e di sviluppo demografico per svuotare dall’interno l’Occidente.
I tempi, per questa ipotesi, si calcolano a secoli;
•l’espugnazione pacifica della fortezza Occidente con migrazioni di massa (del livello centinaia di milioni di uomini) dall’Area Cino-indiana.
Bush e le sue teste d’uovo, di certo studiano anche queste sfide e, non passerà molto tempo, diverranno temi geo-politici di attualità.
E gli alleati Europei?
Gli «americani ripongono scarsa fiducia nei loro alleati (...), ad eccezione degli inglesi, escludendoli da ogni attività che non sia il lavoro poliziesco più subordinato» dice Zbigniew Brzezinski, ideatore del jihad anti-sovietico in Afghanistan.
(tratto da: Giuseppe Brindisi, http://www.strategiaglobale.com/)
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