domenica, novembre 06, 2011

Similitudini comparate dei grandi uomini politici



Il percorso del premier italiano assomiglia a quello di altri grandi personaggi della storia, con i quali sono ravvisabili alcuni tratti in comune.

Napoleone, Hitler, Mussolini, tutti i condottieri e dittatori (fatte ovviamente le debite proporzioni e le forze in campo) hanno avuto una fine ingloriosa, mesta, quasi squallida rispetto alle glorie: uno in esilio prima osannato dalla folla e poi messo da parte,  l'altro suicidato in un bunker con l'Armata rossa alle porte, e poi esecuzioni sommarie, tradimenti, ecc.

C'è un filo rosso che accomuna la vita di uomini che hanno cambiato la storia del loro paese in modo perentorio ed autoritario. Un tratto comune che individua un preciso percorso personale e sociale: ascesa, successo, e caduta, in un crescendo drammatico e accompagnato da conquiste, disastri e cortei di fedelissimi e disertori.

Se si guarda con uno sguardo più distaccato e storicamente consapevole la drammatica realtà che sta vivendo l'Italia, aspettarsi le dimissioni da Berlusconi denota scarse capacità di osservatori della realtà (pratica nella quale i nostri politici sono maestri), della psicologia dei grandi uomini e della loro storia. Credere che le personalità come queste possano dire "Si, mi metto da parte per il bene del Paese" è una considerazione antistorica, prima che ingenua. Per loro la storia personale e quella del Paese coincidono, sono indissolubili.

Quando un Bersani dice "Ci vuole un governo di larghe intese" e poi aggiunge "Noi siamo pronti a fare la nostra parte", mette la firma sotto alla garanzia, che lui, in quel governo non entrerà mai. Se avesse l'accortezza politica di dire "Noi non entreremo mai in un tale governo!", forse, e dico forse, avrebbe la minima possibilità di far parte di una coalizione allargata. Ma queste raffinatezze non sono alla sua portata.

Quando un Fini arringa la folla dicendo che "Berlusconi è avulso dalla realtà e deve capire che si deve fare da parte", individua chiaramente le cause del proprio fallimento politico e definisce la sua incapacità di capire l'uomo, prima che il politico.

Alfano, che è uomo intelligente e spregiudicato, che fa invece? Fa la a cosa apparentemente più folle di questo momento: difende Berlusconi a spada tratta. Certamente uno così farà molta carriera. Tanto per cominciare, nessuno potrà mai accusarlo di tradimento, e poi ha capito che il suo leader sta finendo, si sta consumando da solo... basta saper aspettare.

E' sufficiente, per rimanere negli esempi sopra riportati, guardare alla fine di Napoleone (fatte sempre le debite proporzioni): per nessun motivo al mondo, il condottiero di sarebbe fatto da parte. Esiliato, cercò di fuggire, riuscendoci. Isolato, cercò di reagire, sempre e comunque circondandosi di "fedelissimi", parlando al "suo" esercito, pensando e rimanendo sicurissimo che il popolo sarebbe stato dalla sua parte, fino a negare la realtà che i suoi generali gli facevano notare.

A questo punto, individuata la dinamica (del tipo "muoia Sansone con tutti i Filistei"), sappiamo anche a quali conseguenze il popolo italiano è esposto e quali sono le procedure da evitare, e magari si potrebbe smettere di dire che "Berlusconi dovrebbe dimettersi", e capire come stanno le cose veramente. A quel punto si intuirebbe che soltanto una decisione presa da altri può davvero cambiare le cose, eventualmente.

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